Creative professions: Paolo Ferrarini special guest of the last lesson

25 03 2011

The seminar on creative professions will guest, in the last lesson (March the 29th), a special lecturer: Paolo Ferrarini, senior researcher of the Milanese leading agency Future Concept Lab, the first centre to create a worldwide network of coolhunters. Rendez-vous at 14.30, Room Mazzotti, via Sant’Agnese.





Coolhunting as an heretical practice

24 03 2011





Carl Rohde in Cattolica. Il coolhunting come ricerca dei mentality trends

21 03 2011

Quella che si è conclusa è stata una settimana densa di appuntamenti per chi si occupa di coolhunting. Dopo la tavola rotonda di mercoledì (vedi il post precedente), venerdì mattina è stato ospite dell’Università Cattolica l’antropologo olandese Carl Rohde, fondatore e direttore di una delle maggiori società europee di coolhunting: Science of the Time.

Carl Rohde

Conosco Carl da qualche anno e il suo modo di lavorare sulle tendenze mi ha convinto fin da subito. Perché, come scrive sul suo sito, ‘we are more academic and empirical than others’. In altre parole, Rohde è tra quanti raccoglie materiale attraverso corrispondenti locali (circa 10.000 studenti in tutto il mondo, dal Brasile al Vietnam, che incontra personalmente nelle sue lecture), chiedendo ai suoi trendwatcher di raccontare quale è la ‘mentality behind’. Cosa sta dietro all’immagine. E’ più un cacciatore di storie che un cacciatore di tendenze. E la ricerca è guidata e orientata da categorie concettuali solide. Uno dei filoni di ricerca sui quali ha chiesto la collaborazione degli studenti, ad esempio, è stata la experience economy, categoria coniata da Pine and Gilmore.

Quello che risulta chiaro agli studenti, fin dal primo minuto della sua lecture, è che il lavoro sulle tendenze ha poco a che fare con il mondo della moda. Nel senso che la moda è uno, solo uno, dei settori nel quale ricercare esempi di coolness. La ricerca di Rohde riguarda i mentality trends, le tendenze socio-culturali più generali, e come tale rappresenta una forma evoluta di ricerca di mercato, che accoglie modalità operative dell’etnografia per trasformarle in rapporti di ricerca in cui segnali provenienti dai 5 continenti creano narrazioni della società contemporanea.

Seguendo il lavoro di Rohde  per oltre un anno, ho cercato di sviluppare la riflessione metodologica sul coolhunting (contenuta in embrione nel mio libro). Il risultato è un saggio pubblicato sull’ultimo numero di Studi di Sociologia (vol. 3-4, luglio-dicembre 2010): Ricerca scientifica e ricerca di mercato. Sinergie e concflitti tra campo accademico e campo del coolhunting. Questo il punto di partenza:

<<Nato nel campo della moda nella forma del fashion forecasting, il coolhunting si è trasformato in campo di attività autonomo ed é oggi applicato in molteplici settori di produzione dei beni di consumo. Tra le tre categorie di protagonisti del campo sono senza dubbio i ricercatori di mercato ad aver superato con più nettezza la pratica della ricerca ispirazionale e, al contempo, ad essersi interrogati maggiormente sugli aspetti metodologici della propria attività. É principalmente ad essi, dunque, che ci dobbiamo riferire per sottoporre il coolhunting ad un’analisi delle potenzialità e dei limiti metodologici, partendo da una domanda: l’eterogeneità dei professionisti coinvolti consente di individuare caratteristiche comuni e, in ultima analisi, un metodo? La risposta passa attraverso l’individuazione delle caratteristiche metodologiche del coolhunting, che può essere sinteticamente definito come un approccio di ricerca di matrice osservativa, pseudo-scientifico, assimilabile alla ricerca di mercato, non-standard, applicato e longitudinale, avente per oggetto l’individuazione di tendenze socio-culturali e le manifestazioni di coolness nelle esperienze di consumo e negli immaginari degli attori sociali, per obiettivo (commerciale) la restituzione di input creativi a un cliente o committente.>>

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I falsi miti del coolhunting (e altro)

17 03 2011

Ieri pomeriggio, in Università Cattolica, è stato presentato il mio libro sul COOLHUNTING. Uso la forma passiva perché, come avviene in questi casi, l’autore assiste alla discussione intervenendo solo alla fine. L’ho trovata un’esperienza strana e insieme necessaria, stimolante: è come se quello che hai scritto non appartenesse più solo a te, diventando oggetto di letture e interpretazioni altrui – letture cui non avevi pensato, o che non avevi sviluppato solo in parte.

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Donne e media: leggere gli stereotipi

9 03 2011

Qualche tempo fa, insieme a Michele Marzulli, mi sono occupato di immagine e uso del corpo femminile nei media e nella moda (qui l’intervento). Le recenti manifestazioni di piazza sono senza dubbio un importante risveglio di consapevolezza. Non solo per le donne, ma anche per gli uomini che amano un tipo di donna lontana dagli stereotipi mercificanti e avvilenti cui siamo abituati (qui un paio di esempi notevoli). Sono quindi lieto di segnalare un evento del prossimo 6 aprile che propone la decostruzione degli stereotipi legati al corpo delle donne. Una decostruzione che, per i sociologi, assume quasi il carattere di una missione, come sembra dire Pierre Bourdieu quando invita i ricercatori a rompere l’assedio del senso comune.








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