A day with (the theory and practice of) Pierre Bourdieu

31 01 2013

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Monti’s government sociologically speaking

24 01 2012

On January 2012 most part of Italian electors express their satisfaction about the ‘technical’ government leaded by Mario Monti. Of course this is partly due to the fact that Monti allowed to overpass an almost-20-year political nightmare called Berlusconi. Anyway it is very curious to notice how many leftists see as natural and mandatory a government that don’t really fight against Fitch and Moody’s ideology, but try to convince them that Italy is a safe place for investments – so, it works with tools born from the same financial ideology. And this Bourdieuian symbolic violence reaches its peak by using a theatrical approach, that is creating representations to convince an unidentified global market that Italians are reliable people. Crazy to say, a professor of economics has harmonised Bourdieu and Goffman’s sociological frameworks.





Il musulmano immaginato e la moschea di Magenta

7 09 2007

Il musulmano immaginato: il caso del conflitto per la moschea di Magenta attraverso la sua rappresentazione mediatica
di Michele Marzulli e Marco Pedroni
Urbino, 14 settembre 2007
Congresso Nazionale AIS – Sezione di Sociologia della religione

Obiettivo del paper è analizzare, attraverso uno studio di caso, i problemi posti dall’insediamento di una comunità di nazionalità prevalentemente pakistana e religione musulmana in un piccolo-medio centro italiano.
Il caso analizzato è quello della cosiddetta moschea di Magenta, cittadina dell’Ovest Milano e del conflitto nato attorno alla sua presenza nell’autunno del 2006.
Il conflitto vede protagonista la comunità pakistana di Magenta e l’amministrazione comunale in seguito all’apertura di un centro culturale islamico in città.

Nel paper viene ricostruito il campo delle forze in conflitto (comunità pakistana, residenti del quartiere, mezzi di informazione locale, opinione pubblica locale, amministrazione comunale, comitato di sostegno alla comunità pakistana); viene individuata la complessità della posta in gioco (che non è solo la possibilità di riunirsi in preghiera, ma la possibilità stessa di un’affermazione identitaria attraverso la creazione di uno spazio fisico e simbolico di riunione); viene analizzata la rappresentazione del conflitto nei media locali, nei quali traspaiono i motivi di preoccupazione dei magentini per la presenza pakistana e la «magia sociale», di cui parla Bourdieu, che deforma i termini reali del conflitto (di natura amministrativo col Comune; di natura culturale con la popolazione locale).
L’interesse della vicenda risiede nella costruzione simbolica di uno scontro in cui la moschea, luogo di «visibilizzazione» dell’islam nel territorio e luogo di produzione simbolica di importanti elementi della cultura originaria dell’individuo e pertanto segno esteriore di una presenza che non si vuole più temporanea, moltiplica nella rappresentazione collettiva i pakistani di Magenta in una moltitudine agguerrita e pericolosa.







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