Three thesis on COOLHUNTING @ London College of Fashion

15 05 2012

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Here are some notes from my lesson for the students of the MA in Fashion Retail at the London College of Fashion, May 21st. Thanks to Luca Lo Sicco for his kind invitation.

First of all, a couple of word about me and my training. I am Research Fellow at the University of Bergamo, Italy, and I am also a collaborator of fashion institute ModaCult/Università Cattolica of Milan. I specialized in sociology. I have carried out several works into the Coolhunting and fashion forecasting phenomenon. I’ve published books and articles on fashion and creative professions and several other topics. My last book is titled Moda e arte, that is Fashion and Art, but today I have the pleasure to be here to discuss a previous work entitled Coolhunting. Genesis of a heretical professional activity, published by FrancoAngeli in Milan a couple of years ago. Read the rest of this entry »





Creative professions: Paolo Ferrarini special guest of the last lesson

25 03 2011

The seminar on creative professions will guest, in the last lesson (March the 29th), a special lecturer: Paolo Ferrarini, senior researcher of the Milanese leading agency Future Concept Lab, the first centre to create a worldwide network of coolhunters. Rendez-vous at 14.30, Room Mazzotti, via Sant’Agnese.





Coolhunting as an heretical practice

24 03 2011





Carl Rohde in Cattolica. Il coolhunting come ricerca dei mentality trends

21 03 2011

Quella che si è conclusa è stata una settimana densa di appuntamenti per chi si occupa di coolhunting. Dopo la tavola rotonda di mercoledì (vedi il post precedente), venerdì mattina è stato ospite dell’Università Cattolica l’antropologo olandese Carl Rohde, fondatore e direttore di una delle maggiori società europee di coolhunting: Science of the Time.

Carl Rohde

Conosco Carl da qualche anno e il suo modo di lavorare sulle tendenze mi ha convinto fin da subito. Perché, come scrive sul suo sito, ‘we are more academic and empirical than others’. In altre parole, Rohde è tra quanti raccoglie materiale attraverso corrispondenti locali (circa 10.000 studenti in tutto il mondo, dal Brasile al Vietnam, che incontra personalmente nelle sue lecture), chiedendo ai suoi trendwatcher di raccontare quale è la ‘mentality behind’. Cosa sta dietro all’immagine. E’ più un cacciatore di storie che un cacciatore di tendenze. E la ricerca è guidata e orientata da categorie concettuali solide. Uno dei filoni di ricerca sui quali ha chiesto la collaborazione degli studenti, ad esempio, è stata la experience economy, categoria coniata da Pine and Gilmore.

Quello che risulta chiaro agli studenti, fin dal primo minuto della sua lecture, è che il lavoro sulle tendenze ha poco a che fare con il mondo della moda. Nel senso che la moda è uno, solo uno, dei settori nel quale ricercare esempi di coolness. La ricerca di Rohde riguarda i mentality trends, le tendenze socio-culturali più generali, e come tale rappresenta una forma evoluta di ricerca di mercato, che accoglie modalità operative dell’etnografia per trasformarle in rapporti di ricerca in cui segnali provenienti dai 5 continenti creano narrazioni della società contemporanea.

Seguendo il lavoro di Rohde  per oltre un anno, ho cercato di sviluppare la riflessione metodologica sul coolhunting (contenuta in embrione nel mio libro). Il risultato è un saggio pubblicato sull’ultimo numero di Studi di Sociologia (vol. 3-4, luglio-dicembre 2010): Ricerca scientifica e ricerca di mercato. Sinergie e concflitti tra campo accademico e campo del coolhunting. Questo il punto di partenza:

<<Nato nel campo della moda nella forma del fashion forecasting, il coolhunting si è trasformato in campo di attività autonomo ed é oggi applicato in molteplici settori di produzione dei beni di consumo. Tra le tre categorie di protagonisti del campo sono senza dubbio i ricercatori di mercato ad aver superato con più nettezza la pratica della ricerca ispirazionale e, al contempo, ad essersi interrogati maggiormente sugli aspetti metodologici della propria attività. É principalmente ad essi, dunque, che ci dobbiamo riferire per sottoporre il coolhunting ad un’analisi delle potenzialità e dei limiti metodologici, partendo da una domanda: l’eterogeneità dei professionisti coinvolti consente di individuare caratteristiche comuni e, in ultima analisi, un metodo? La risposta passa attraverso l’individuazione delle caratteristiche metodologiche del coolhunting, che può essere sinteticamente definito come un approccio di ricerca di matrice osservativa, pseudo-scientifico, assimilabile alla ricerca di mercato, non-standard, applicato e longitudinale, avente per oggetto l’individuazione di tendenze socio-culturali e le manifestazioni di coolness nelle esperienze di consumo e negli immaginari degli attori sociali, per obiettivo (commerciale) la restituzione di input creativi a un cliente o committente.>>

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I falsi miti del coolhunting (e altro)

17 03 2011

Ieri pomeriggio, in Università Cattolica, è stato presentato il mio libro sul COOLHUNTING. Uso la forma passiva perché, come avviene in questi casi, l’autore assiste alla discussione intervenendo solo alla fine. L’ho trovata un’esperienza strana e insieme necessaria, stimolante: è come se quello che hai scritto non appartenesse più solo a te, diventando oggetto di letture e interpretazioni altrui – letture cui non avevi pensato, o che non avevi sviluppato solo in parte.

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How to start to be a coolhunter

2 12 2010

Coolhunting is not a job, but a professional practice. This is to say that, with some exception, it is difficult to live and get money by doing this activity only. I tried to explain why in my book “Coolhunting” and in many articles.
But today I want to answer the question “How to start to be a coolhunter?” by publishing a message received from Betty Borghi, a student who has shown a great perceptivity about reading new trends. Her reports have been recently published on Science of the Time‘s Top 25.

So… Betty, the post is yours!

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How to start to be a coolhunter

By Betty Borghi

Betty Borghi

During my work experience as a marketer, I met a few fashion trend setters, stylists and sometimes I followed some blogs. But I’ve never heard before the coolhunting term.
My approach to the cool hunting activity happened only recently thanks to Professor Marco Pedroni.
He  gave me an interesting article on this discipline, followed by a lesson with him and an expert of this discipline Mr. Carl Rohde.
The introductory article deals with how the young people are more sensitive to innovation and how some companies tries to adapt the product offer to their taste in order to be successful.
Innovation is nowadays becoming more important in the marketing driven and profitable companies to place successful products, distinguished by meaningful brands.

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From fashion forecasting to coolhunting… in Oxford

20 09 2010

On the 25th of September I’ll join as a speaker the 2nd Global Conference on Fashion, held in Oxford in the second half of this week. My speech will be focused on the shift from fashion forecasting to coolhunting and it has been published here.

This is, more or less, what I’m going to say…

When I have read the word coolhunting for the first time, some years ago, I was immediately attracted by the idea of a job that consists in looking for cool ideas and cool people all around the world. But, as sociologist, I was totally unsatisfied with the stereotyped accounts of the coolhunter that you could find in newspapers and magazines.

On the one hand, journalists and essayists have often described coolhunting as the work of a young man, or woman, travelling the world with a digital camera, searching for cool images to send to a company or research agency. A marvellous job based on curiosity and intuition, carried out in the most fashionable cities of the planet.

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