Do you want to publish with me? 1.000 dollars, please

4 11 2011

What is at stake in the academic field is the intellectual prestige. Something you can obtain with your career and your publications. David Pblishing Company does know that and seems to contact scholars to solicit the submission of papers to be published in a peer-reviewed and prestigious journal. Wow!, I said when I received their email some days ago – to be honest, quite unusual: it is normally the author who decides to contact a journal and send a proposal. But there is a ‘but’: what is the reputation of this so-called ‘From knowledge to Wisdom. Sociology Study’ that seems so anxious to publish my work? Google gave me the answer, and colleagues informed me by email about the real nature of this Company, that the International Sociological Association has defined “a form of academic fraud”. They accept your paper and then ask a large amount of money, I’ve been told. In the normal life of an academic, publishing has a cost, but in a very different way: you must and want to join conferences, also traveling abroad and paying fees, to present your draft papers and increase their quality by listening to colleagues’ suggestions; so you meet people and build research networks. And obviously you invest time in writing and rewriting your papers. But asking a thousand of USD to be published it’s another thing.
Be aware, academic people. This is my humble contribution to make the information circulate.

Useful links: ISA e The Trial Warrior Blog.





Coolhunting. Genesi di una pratica professionale eretica

10 05 2010

Stamattina sono entrato in ufficio e ho trovato un’enorme scatola con il mio nome appiccicato sopra. L’ho aperta, e l’odore della carta ancora fresca di stampa (quell’odore quasi di anguria, avete presente?) mi ha riempito le narici. Lui (sì, “lui”: mi sembra quasi una persona) era lì dentro e aspettava che lo sfogliassi, in cerca di refusi o altri errori di cui non frega generalmente a nessuno, se non all’autore. Il mio libro. La mia prima monografia, con quella copertina dove un grande occhio sembra ricambiare il mio sguardo.

Insomma, per farla breve: tre minuti emozionanti. Perché la pubblicazione è il punto di arrivo di uno sforzo che comincia molto, molto tempo prima. Per la precisione, nel mio caso, quasi 4 anni fa. Quando ho incontrato per caso la parola coolhunting durante le mie letture. Mi sono chiesto cosa fosse e per rispondermi ho messo insieme viaggi all’estero, convegni, chilometri di parole lette, 43 interviste e una tesi di dottorato.

Coolhunting è questo: non un manuale per aspiranti “cacciatori di tendenze”, ma una ricerca sul campo per dare un volto a un’attività professionale circondata da stereotipi e banalizzazioni, in parte (ma solo in parte) legata al mondo della moda, ma al tempo stesso in cerca di una sua “maturità” nei territori della ricerca etnografica e di mercato.

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