A day with (the theory and practice of) Pierre Bourdieu

31 01 2013

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Scioperi e marionette

10 12 2010

Cronache dal paese disperato. È metà mattina quando scendo nella stazione della metropolitana. Sto andando in università, dove tra un’ora ho una lezione su Schutz e Garfinkel. Cancelli chiusi. Chiedo informazioni al personale. “E secondo lei cosa può essere successo?”, l’elegante risposta. Sì, uno sciopero, d’accordo, il blocco dei mezzi pubblici in un venerdì di dicembre è un classico irrinunciabile, come il cacio sui maccheroni. Ma comunicarlo prima è un a gentilezza passata di moda? “Guardi che è un mese che si sa”. Sarà come dice lui. Io leggo due quotidiani al giorno, vedo altrettanti telegiornali, tra cui quello regionale. Forse ero distratto e la notizia mi è sfuggita. E come a me è sfuggita a tutti quelli che mi circondano, divisi dall’atteggiamento (rabbia, preoccupazione, rassegnazione, protesta, allegria isterica), ma uniti da una certezza: che nessuno ne sapeva nulla.

Alla lezione su Schutz ci sono poi arrivato. A piedi, in mezzora. Secondo Schutz il sociologo è un fabbricatore di marionette, cioè di tipizzazioni basate sui racconti degli attori sociali. E dunque proviamo a costruire le ‘marionette’ dello sciopero: sintesi di posizioni che circolavano stamattina in università e davanti ai mezzi pubblici bloccati.

1. Il ragionevole. Pensa che gli scioperanti abbiano il diritto di sciopero a prescindere dalle conseguenze dello sciopero. Si incammina a piedi e se ne fa una ragione.

2. Il minaccioso. Focalizzato sui disagi che sta vivendo a causa dello sciopero, attacca briga con qualsiasi autoferrotramviere o persona recante le fattezze di un controllore, gridando che vorrebbe avere gli indirizzi di casa degli scioperanti perché così (cito testualmente) “glielo faccio vedere io lo sciopero a quelli”.

3. Il malizioso. Ritiene che gli scioperi cadano di venerdì per allungare il weekend degli scioperanti.

4. Il mediatore. Si chiede qual è l’equilibrio tra diritto di sciopero e diritto di informazione (degli utenti). Tra diritto di sciopero e diritto degli utenti a circolare liberamente verso i propri impegni quotidiani. Vede in questa strategia solo una guerra tra poveri: tranvieri che lasciano a piedi pendolari e altri lavoratori, mentre le persone contro cui è diretto lo sciopero staranno circolando, come d’abitudine, con mezzi diversi da quelli pubblici.

Postilla. Ieri a Londra gli studenti hanno protestato con durezza. Per una causa condivisibile (il disegno di legge che triplica le tasse universitarie) davanti all’interlocutore più ovvio (la Camera dei Comuni). Il fatto che qualcuno protesti nelle nostre città e che noi non sappiamo né della protesta né delle sue ragioni è già di per sé un fallimento, che a sciopero concluso lascia solo un sapore amaro. Quello di uno sciopero contro i cittadini.





I problemi dell’immigrazione: la moschea di Magenta

9 04 2009

Sono felice di comunicare che la ricerca che ho condotto con Michele Marzulli sulla cosiddetta “moschea di Magenta”, presentata a Urbino nel 2007 e presso l’Università Cattolica di Milano nel 2008 (ne abbiamo già parlato qui e qui), è stata pubblicata nel volume “Persone e migrazioni. Integrazione locale e sentieri di co-sviluppo“, curato da Maurizio Ambrosini e Fabio Berti e edito da Franco Angeli (qui la presentazione del volume). Almeno qualcuno potrà leggere la storia – una tra le tante –  degli ostacoli che una comunità musulmana può incontrare nel tentativo di darsi una forma visibile e stabile nel nostro paese.

Non sono affatto felice di come questa storia si è conclusa. Al di là di apparenti vincitori e vinti, ne esce sconfitto il traguardo più importante: la possibilità di dialogo.








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